Il caso Stellantis è destinato non solo a complicare la vita industriale del Paese, ma anche a fare scuola, se non dottrina economica cosiddetta “al ribasso”. L’Italia non fa più gola, è questa è la triste verità, qualsiasi tipo di misura economica si voglia mettere in campo per attrarre investimenti. L’ostacolo grande dieci volte le cime dell’Himalaia si chiama concorrenza in particolare sui costi del mercato del lavoro. Perché alla fine non è mai una questione di domanda, ma quasi esclusivamente di offerta e sue modalità.

La crisi di Stellantis in Italia, sotto questo profilo, colpisce soprattutto il Mezzogiorno, dove si produce oltre l’ottanta per cento dei veicoli realizzati nella Penisola. Il caso Trasnova non si limita al licenziamento collettivo di 97 lavoratori impiegati negli stabilimenti Stellantis di Pomigliano d’Arco, Melfi, Cassino e Mirafiori, ma si estende a altre centinaia di unità operanti per ditte subappaltatrici.

Al di là del dramma sociale di queste persone e dei loro nuclei familiari, c’è la prospettiva di una estensione della crisi, favorita anche dallo stop imposto dall’Unione Europea per l’immatricolazione di veicoli con motori endotermici a partire dal 2035. Se la ‘pandona’, la Panda elettrica di dimensioni più grandi di quella tradizionale, sarà prodotta in Serbia, la logica elementare dice che vi saranno tagli in Italia, con tutti i rischi che ne conseguono per i lavoratori di Pomigliano.

L’automotive, naturalmente, ha un peso straordinario per il futuro industriale italiano e del Sud in particolare. Ma lo hanno anche il tessile e abbigliamento, con l’industria del lusso da tempo in flessione. Le elaborazioni Confindustria evidenziano, per i primi nove mesi del 2024, i seguenti cali produttivi: -15,1% per le pelli, -9,5% per l’abbigliamento, -5,9% per il tessile.

In una competizione in cui i singoli player possono avere un peso, se hanno dimensioni tipo Stellantis, ma non tale da governare le dinamiche di fenomeni come la transizione ecologica e gli impatti per le filiere produttive, si rende sempre più pressante una politica industriale. Che, come sensatamente ricorda il Ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, non può essere limitata ai confini di un singolo Paese, ma deve avere un respiro europeo.

Stellantis è resta l’esempio mirabile di come le sinergie si possano sfaldare, e tutto può tornare sotto l’egida di interessi diversi da quelli comuni.