Non è solo un termine. Fa paura. Per questo lo definiscono spettro. Non è una giornata, il 02 aprile. È il 03, il 04, è gennaio, febbraio … è tutti i giorni in cui NON si parla di autismo. Per questo è uno spettro. Quanto vi è di consapevole in giornate in cui devono mettersi in mostra istituzioni, locali e nazionali, in cui si devono far brillare iniziative spesso fini a sé stesse. Anzi, quasi sempre fini a sé stesse. La verità è che il bambino Giovanni aspetta mesi per una terapia base perché la sua mamma non può permettersele in privato. E intanto peggiora. La verità è che la bambina Claudia non ha l’insegnante di sostegno, perché quella in sostituzione, con i titoli comprati ai diplomifici, saltella qui e là in cerca di punteggio. O forse perché l’insegnate di sostegno Maria era brava davvero, ma la politica non le consente di stabilizzarla e magari, dopo sei mesi di sacrifici con Claudia, dopo tentativi ingombranti di piccoli risultati che cominciavano ad affacciarsi, deve lasciarla, deve venire un’altra insegnate Giovanna, perché lei non è di ruolo. Ma, allora, capiamoci. Cosa rappresenta la giornata del 02 aprile? Una denuncia a tutto ciò. Solo questo dovrebbe rappresentare. E ai tanti che si mettono in vetrina ma a quei bimbi, a quei ragazzi, non hanno il coraggio nemmeno di dare un abbraccio, dico: sono meglio loro di noi. Perché loro non ci categorizzano. Loro dipendono da noi, e ci amano per un sorriso. Io ho amato Fabrizio per il suo sorriso e i suoi abbracci. E lo amerò per sempre, anche se la vita ci ha separati. Allora io voglio parlare, ma il 03 aprile.