Non vorrei che si pensasse che quelli che sono fuori di testa sono i redattori e giornalisti di questo quotidiano. Tornare spesso su taluni argomenti può anche diventare monotono. Noi saremmo tanto lieti di non dover più affrontare argomenti simili. Ma come si fa se la sinistra nostrana non ha altri argomenti di discussione. Come potremmo tacere, come potremmo interpretare le ultime “uscite” che definire demenziali é davvero poco e non rendono adeguatamente l’idea. Avevamo contestato alla sinistra la loro proverbiale demagogia quando questi parlavano di inutili passeggiate dei rappresentanti del Governo, Meloni compresa, in quel di Caivano e, al contrario, i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Tranne di chi non ha il coraggio o la faccia di guardare. Abbiamo contestato le frottole che la sinistra sbandierava “Urbi et Orbi” su una (presunta, anzi auspicata dalla sinistra) profonda crisi economica in cui sarebbe precipitato il nostro Paese. E invece non c’é indicatore o osservatore nazionale o internazionale che non esprima giudizi più che lusinghieri sulla nostra economia, confortata dai fatti e dai numeri che non possono essere discussi o disconosciuti. Parlavano con rabbia di “emergenza occupazione” e, al contrario, l’Italia si conferma il Paese Europeo con il maggior numero di posti di lavoro creati con contratti a tempo indeterminato di tutta l’area Euro, con record davvero strabilianti in termini di nuova occupazione prodotta. (nonostante le difficoltà internazionali, con due guerre alle porte dei nostri confini orientali e dei nostri mari). Si erano affannati a “latrare” sulle scadenze del PNRR e sui percorsi di finanziamento europei “arenati” pericolosamente per colpa di una presunta incompetenza del Governo e, invece, siamo il primo Paese dell’Area Euro ad aver ricevuto tutte le trance di finanziamento sin qui previste e ad aver ricevuto consensi unanimi dai Commissari Europei sulla rimodulazione dei precedenti progetti, dimostratisi disarmonici e poco produttivi per un effettivo rilancio della nostra economia, in uno con un concreto e auspicabile sviluppo dei territori più disagiati.

E non sapendo proprio cosa inventarsi ancora, ecco spuntare l’occasione che, per questi “scienziati della politica,” sono apparsi una ghiotta opportunità di polemica becera e farlocca da inscenare con tutta “l’artiglieria” pesante di cui dispone la sinistra: dai giornali allineati ai social monopolizzati, dai talk show più alla moda antigovernativa, alle dotte lezioni di diritto dei tanti soloni politicizzati e incartapecoriti ma “riesumati” per la bisogna, al fine di vomitare sentenze sprezzanti e preoccupanti sul futuro del nostro Paese. Lasciando intravedere scenari funerei di una Italia spaccata in due o più tronconi a causa della cosiddetta riforma dell’Autonomia Differenziata, recentemente approvata dal Governo Meloni.

E allora, a noi spetta il compito (ma non solo a noi. Sarebbe auspicabile una “campagna” politica dei partiti del centro destra a partite dai vecchi Circoli, laddove ne esistano ancora alcuni, alle piazze delle città a partire dal Mezzogiorno, per risalire poi tutto lo stivale) di svelare l’ennesima e ipocrita “battaglia” di una sinistra di retroguardia tutta concentrata esclusivamente sulla “possibile” spallata da assestare al Governo, su questo tema apparentemente sensibile. Sinistra che fa finta di dimenticare che proprio la battaglia istituzionale e parlamentare sulla riforma dell’Autonomia Differenziata é un vecchio pallino della sinistra e dei Governatori delle Regioni amministrate dal Centro Sinistra (Il Campano De Luca e l’Emiliano Bonaccini su tutti). E vediamo come e perchè:

Tutto parte dalla Riforma del Titolo quinto della Costituzione risalente al Governo di Centro Sinistra guidato dal Socialista Giuliano Amato nell’ottobre del 2001, che riuscì ad approvare il provvedimento legislativo con soli tre voti di scarto sulle opposizioni. Riforma che tuttavia superò lo scoglio del Referendum confermativo che testimoniò il consenso dell’elettorato italiano sulla riforma medesima. L’articolo 116 di questo provvedimento legislativo indicava specificatamente le 23 materie (o competenze aggiuntive) che potevano essere richieste ulteriormente allo Stato dalle Regioni a Statuto Ordinario. Ma se é stata la sinistra ad innescare questo meccanismo autonomista, perché ora si strappano i capelli con tanta violenza? Basta ricordare che sul finire degli anni 2000 la Lega Nord sbandierava con veemenza le battaglie politiche sullo stato federale e una maggiore autonomia politica ed economica  dalla Capitale. Ricorderete lo slogan “Roma Ladrona” e la minaccia di secessione delle Regioni del Nord dal resto d’Italia. Al fine di evitare questa minaccia i governi di Centro Sinistra si adoperarono per sorpassare “a sinistra” la Lega Nord, partorendo provvedimenti a favore del federalismo o comunque a favore di nuove competenze trasferite dallo Stato alle Regioni: ecco le ragioni della riforma del Titolo V° della Costituzione. Una riforma raffazzonata, contraddittoria, un vero e autentico colpo al buon funzionamento della cosa pubblica. (ma questo é un altro discorso!). Ma allora perché le sinistre gridano al colpo di Stato? Perché parlano di Italia spaccata? La risposta é semplicemente perché non la hanno approvata loro. E a loro serve un argomento forte di contrapposizione che non si può e non si deve esaurire con un dibattito, per quanto acceso, nelle aule parlamentari. Ma che possa essere cavalcato per mesi. I prossimi. Riportando nelle piazze urlanti un elettorato disaffezionato e disorientato, per protestare contro iniziative legislative del centrodestra con l’inganno e la meschinità di chi sa bene che quei provvedimenti, da loro avviati anni or sono, non spaccheranno un bel niente.

Prova ne sia che i suoi “uomini migliori”, quei governatori del PD di Campania ed Emilia Romagna, un accordo sull’Autonomia Differenziata l’avevano già presa. Con il contributo delle Regioni del Nord che sostengono legittimamente questa riforma da quando sono in Parlamento (cioé dagli anni 90) e forte della necessità di avere una legislazione che offra maggiore autonomia e ulteriori competenze agli Enti Locali (le Regioni) più vicini alle istanze e necessità dei territori. E quindi più efficaci, almeno in termini di velocità di intervento.

E come se non bastasse agli ipocriti in “servizio permanente effettivo” basterà ricordare a lor signori e signore del PD e ai “cespugli” collegati, che più recentemente (solo l’8 Giugno del 2021) altri autorevoli parlamentari del PD, ed esattamente l’attuale Capogruppo al Senato, Francesco Boccia e l’ex Presidente della Regione Friuli Venezia Giulia, oggi parlamentare democratica, Debora Serracchiani, presentavano una ennesima Proposta di Legge per l’approvazione di “Disposizioni per l’attuazione dell’art. 116 terzo comma della Costituzione, in materia di attribuzioni di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia alle Regioni a Statuto Ordinario”. E quel che dovrebbe stupirci é l’attuale atteggiamento dei due parlamentari PD che risultano essere i più attivi e veementi oppositori del provvedimento legislativo approvato (nella sostanza, analogo alla proposta PD) dal Governo Meloni e ritenuto impropriamente, ma soprattutto ipocritamente, “Spacca Italia”. Anche quest’ultima “chicca” della sinistra dimostra senza ombra di dubbio quanto siano ormai alla frutta la Elly Schlein (malgrado la sua triplice cittadinanza Svizzera, Statunitense e Italiana) e i suoi alleati pentastellati e Verdi arcobaleno, con cespugli centristi sempre al rimorchio, pur se molto spesso bastian contrari. A loro poco importa che anche la sinistra era d’accordo con l’Autonomia. Anzi, che si erano battuti per approvarla in più occasioni. A loro poco importa di essere tacciati per dei voltabandiera o dei camaleonti pronti a mutare opinione con esagerata e sospetta facilità. Poco importa tutto questo se l’obiettivo delle falsità può arrecar danno al Governo. E allora, tanto peggio, tanto meglio. Continuate pure a tentare di distruggere il nostro Paese. Se il popolo italiano ve lo consentirà!!